Tutto comincia con la passione per i viaggi. L’oriente, la Cina di tempi non lontani, resi remoti dalla velocità dei nostri giorni. I primi viaggi di Elisabetta la portano alla ricerca di tesori trascurati nella Cina post-maoista, tra fiumi di biciclette e divise grigioverde.
Più di 3000 chilometri di Tibet attraversati in situazioni quasi estreme. Momenti difficili, a 5000 metri di altitudine, a chiedersi il perchè di tutto ciò.
Tutta la bellezza estrema di un paesaggio che alla fine infonde pace e induce alla riflessione e all’introspezione. Ecco perchè. Non stupisce che l’approdo sia uno sguardo, quello di Elisabetta, così consapevole.
C'è un'intima armonia tra l'antichità degli arredi d'arte accolti da Elisabetta e la contemporaneità degli elementi da lei creati.
Un sogno luminoso nel segno di un’arte remota.

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